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Barocci – Riposo durante la fuga in Egitto,a cura di Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

Diexplorermax

Mag 24, 2021

Ti presento l’opera di un’artista che amo particolarmente per la carica positiva che trasmette. Si tratta di Federico Barocci. Precursore del barocco, nelle sue opere si coglie profonda umanità che impreziosisce il semplice gesto quotidiano e l’espressione naturale dei suoi personaggi. «Riposo durante la fuga in Egitto», oggi ai Musei Vaticani, ritrae San Giuseppe che porge al Bambino un rametto con due ciliegie. Per questo l’opera è detta anche «Madonna delle ciliegie». Affascina il gioco di sguardi tra Giuseppe, il Bambino e Maria che non sfugge all’asinello sullo sfondo, tutto intento a guardare la sacra Famiglia. L’asino del resto, non è solo la probabile cavalcatura dei tre fuggiaschi, ma è simbolo che ci rappresenta. Nel presepio è immagine dei pagani che, grazie a Cristo, sono liberati dal peso del peccato. Riferimento biblico è Isaia che preannuncia la missione di Gesù: «Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. È stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti».
Rosso, come la passione che Gesù affronterà e di cui il viaggio in Egitto è prefigurazione, è il mantello di san Giuseppe, rosso come il frutto che porge. Gesù sorride e, con il braccio coperto dalla camicia, prende il frutto dal padre, con l’altro nudo, porge le ciliegie alla madre. È colto nell’atto di liberarsi da quel lino che lo avvolge, rimando al telo sindonico che lo avvolgerà dopo la passione e che sarà testimone della risurrezione. Le ciliegie, per la forma simile al cuore e per il colore, sono simbolo dell’amore di Gesù e del sangue versato sulla croce. La ciliegia, succosa e dolce, è anche riferimento al frutto dell’albero dell’Eden che aveva ucciso Adamo ma che ora, grazie all’Incarnazione di Gesù, si trasforma in frutto di vita per gli uomini. 
Maria, graziosa e delicata, seduta per terra, veste di rosso e blu, colori delle due nature, umana e divina, del Verbo. Si volge idealmente verso di noi e raccoglie con una ciotola dell’acqua limpida da un ruscelletto. Il gesto allude ai testi apocrifi che narrano di sorgenti miracolose scaturite per dar da bere alla famiglia nel viaggio verso l’Egitto, ma rimanda anche, proprio nella ciotola d’acqua, al Battesimo che, quale frutto della passione di Cristo (le ciliegie appunto), salva dal peccato e dalla morte. Il volto pensoso di Maria allude a quanto scrive l’evangelista Luca che della Vergine afferma: «serbava tutte queste cose in se, meditandole nel suo cuore».
Il pane che spunta dalla bisaccia vicino ai piedi della Madonna è simbolo eucaristico e il luminoso sfondo, che si apre su un immenso paesaggio, allude all’umanità per la quale il futuro sacrificio di Gesù si è consumato.
Vi dicevo che apprezzo l’arte del Barocci perché trasmette ottimismo e speranza. In quest’opera infatti, dal tema tragico, quale può essere una fuga precipitosa per sfuggire a un tiranno che vuole uccidere il bambino, Barocci offre uno spaccato di serenità e gioia. I personaggi avvertono che gli accadimenti negativi della loro vita non dipendono da mera casualità o un destino oscuro. Qualcuno, anche nel disagio e nella fatica della prova, li sta guidando e si prende cura di loro e dei loro bisogni. Ci sono eventi nella tua vita che, per quanto tremendi possano essere stati, hanno finito per modificare qualcosa che non andava, corretto atteggiamenti, pensieri e convinzioni. Hanno forse stimolato cambiamenti e decisioni importanti che altrimenti non avresti mai preso. Eventi che hanno contribuito a un evoluzione in meglio della tua vita. Vorrei suggerirti sottovoce che quegli eventi, per quanto abbiano fatto male, forse non sono arrivati per un capriccio del destino. Mi piace credere che contenessero un messaggio importante che necessitava della tua partecipazione profonda per essere compreso. Magari sono arrivati per il tuo bene. Capisco che è difficile applicare queste convinzioni quando si tratta di grossi traumi, come malattie, lutti. Pur comprendendo, resta la verità innegabile che ammalarsi e perdere qualcuno che amiamo sia inevitabile! Ed è altrettanto vero che se alcuni non c’è la fanno è perché non riescono a trovare un senso per quelle esperienze. Altri, invece, proprio a causa di quegli eventi, sperimentano una trasformazione profonda e spesso per la prima volta scoprono la parte migliore di loro stessi e della vita. Sentono di essere persone migliori perché hanno saputo attraversare il dolore e il buio, comprendendone il significato e accettandolo come parte dell’esperienza umana. Ti lascio con una espressione di San Paolo che ha sperimentato dolore e incomprensione e nonostante ciò è arrivato a dire: «Ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi». Grazie per la tua attenzione e alla prossima.

Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

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