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Ritratto tecnico e storico della poesia a cura del critico d’arte Melinda Miceli

Diexplorermax

Apr 22, 2021

ll termine poesia deriva dal latino poësis, dal greco poiésis, da poiênin=fare che indica creare. Ciò conferì alla nascente poesia il concetto di creazione originale, rapimento estatico estraneo al dominio dell’ordine razionale che si oppose a quello dell’arte, intesa come abilità acquisita attraverso studi e pratiche.

L’arte poetica è lirismo per il suo gusto raffinato ed esclusivo che esalta i valori suggestivi della parola, il logos, ed esiste sin dalla notte dei tempi. La lirica greca  aveva valore sacro, pertanto era considerata lo strumento del messaggero Hermes che connette il cielo alla terra. Hermes funge da interprete, svolgendo il ruolo di ánghelos (ἄγγελος, “messaggero degli dèi”), un compito che divide con Iris. In epoca tardo antica avviene la fusione sincretisca del culto di Hermes e del dio egizio Thot, da cui deriva la leggendaria figura del Sapiente Ermete Trismegisto, autore del “Corpus ermeticum”.

La caratteristica teologica di Hermes deriva dalla sua precedente interpretazione mitica come Dio dei confini e dei viaggiatori, dei pastori e dei mandriani, degli oratori e dei poeti.

Il termine “ermetico”, ovvero chiuso, enigmatico, incomprensibile secondo il gusto e i canoni dell’ermetismo letterario, nel significato originario qualificava le dottrine religiose, filosofiche e scientifiche contenute nei libri attribuiti al dio Ermete Trismegisto, caratterizzate da una difficile comprensibilità ai non iniziati, e riguardanti spesso argomenti come l’alchimia e la ricerca della pietra filosofale.

L’inconfutabile ed arcano valore della poesia sta nel “potere creativo” attribuito alla Parola o Verbo, la cui manifestazione corrisponde alla Sapienza divina, veicolo del divenire  della Creazione.

Il verbo ha il potere di creare (Sl 33,6): “dalla parola di Dio furono fatti i cieli e dal soffio della sua bocca tutto l’esercito loro” .

La radice divina della parola e della fraseologia si ritrova nei miti di diversi popoli e religioni analizzando la poesia nella sua concezione archetipa.

Per lo “Sefher Yetzirà”, Libro della Formazione o Libro della Creazione, uno dei testi più importanti dell’esoterismo ebraico, il mondo fu generato attraverso le 22 lettere dell’alfabeto ebraico. Qualche critico sostiene che a questo libro, antico manuale di meditazione, facciano riferimento i passi biblici e talmudici relativi alla trasmutazione mistica delle lettere ebraiche a scopo creativo.

La Cabalà afferma che le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico erano preesistenti alla stessa creazione del mondo. Ognuna di esse è uno strumento attraverso il quale un intero settore della creazione fu formato e fatto, un recipiente destinato a contenere parte della luce infinita, a rivelare solo alcune delle sue infinite proprietà. Tramite opportune combinazioni di lettere Dio emanò, creò, formò e fece ogni cosa che esiste nei mondi spirituali e materiali. Ogni lettera si mostra come strumento di meditazione, contenente, secondo la terminologia orientale: Mantra (il suono di valore meditativo) Yantra (la figura archetipa) e Tantra (l’insegnamento esoterico, morale o pratico che ne deriva).

Nel mondo arcaico Il linguaggio di origine divina si esprimeva con la lettera e il suono ad essa legato attraverso la potente forza che esprime l’esistenza della manifestazione di forze ed energie superiori.

La magia attribuita alla parola, il suo potere fatale sta nell’origine della poesia, intesa come “profezia” della Sapienza mistica.

Così Platone scrive nel Simposio: “il bello neppure si renderà visibile a lui –all’iniziato come un volto … né apparirà come un discorso o una conoscenza … si manifesterà piuttosto esso stesso, per se stesso, con se stesso, semplice (monoidès), eterno”.

Platone chiama manìa, la “follia divina”, il sacro furore che indica il prorompere del divino nella coscienza umana. A seconda della forza esercitata dalla possessione apollinea, Platone distingue la mania “mantica”, suscitata da Apollo, in grado di connettersi e leggere nel futuro. La mania dionisiaca, liberatoria e guaritrice. La mania musiva, ispirata dalle Muse, alla base dell’Opera creativa. Infine la mania erotica, proveniente da Eros e da Afrodite, alla base dell’esperienza amorosa. Pertanto il Platonismo definisce la possessione come un dono concesso dagli dei agli indovini, ai poeti, ai guaritori, e agli amanti.

Nell’Inno ad Hermes Omero narra di Hermes inventore della lira a sette corde, che derivò dal guscio di una tartaruga e cedette poi ad Apollo in cambio di una mandria di buoi; Hermes inventò anche la zampogna che diede anch’essa ad Apollo in cambio del caduceo.

La poesia è un insieme di accordi relativi al ritmo e alla struttura dei versi e si compone di una successione di suoni accentati e non. Virtuosisticamente giocati sul mantenimento della tensione espressiva e esplicitamente votati all’emulazione dei poemi greci, i versi puntano sulla suggestione di una lingua manipolata e si declinano sull’orlo sconcertante che giace in prossimità del linguaggio prosastico, sempre imminente ma ogni volta mirabilmente eluso.

Il termine Verso che deriva da “vertere”, è l’unità di misura fondamentale del testo poetico e significa tornare a capo.

Il verso si caratterizza per un numero determinato di sillabe metriche e la ripetizione di accenti a intervalli regolari che conferisce al componimento ritmo e musicalità. Il verso può essere composto da un minimo di due a un massimo di undici sillabe e in base a questo prende il nome e si definisce: bisillabo, ternario, quaternario, quinario, senario, settenario, ottonario, novenario, decasillabo, endecasillabo. Il “distico” è la sequenza di due versi legati da rima, assonanza o altro come nel distico elegiaco, nella metrica classica personificato nella successione di un esametro e di un pentametro. Inoltre si enumerano: terzina, quartina, sestina, ottava, e infine la moderna strofa libera.

Fissa l’incanto immortale della poesia la sua “rima”, ovvero la perfetta perfetta equivalenza di suono tra due parole a partire dall’ultima vocale accentata, entrambe poste in posizione finale di verso. Gli schemi rimici più comuni sono la rima baciata, alternata, incrociata, incatenata.

Nella poesia italiana si possono distinguere due rinomati generi: la poesia narrativa e la poesia lirica. Ad essi sono associate le forme metriche specifiche e identitarie che li schematizzano e delineano. Se tra due parole ci sono vocali uguali, ma diverse consonanti, si crea assonanza, al contrario invece si origina la consonanza, ovvero l’accordo delle sillabe finali in cui sono identiche le sole vocali. Se i versi non sono in rima si chiamano versi sciolti, i quali non presentano uno schema fisso, ma rime libere dai vincoli della metrica tradizionale e dalla struttura strofica.

L’endecasillabo sciolto si è affermato a partire dal Cinquecento; tra i componimenti più famosi ricordiamo il carme “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo e parte dei Canti dì Giacomo Leopardi, tra cui l’illustre idillio “L’infinito”.

Il verso libero comprende in realtà una grandissima varietà di forme ed assunto nella poesia nel Novecento, fu teorizzato dal poeta, scrittore e critico letterario Giampiero Lucini (1867-1914), sebbene il suo enunciato successo si deve ascrivere ai futuristi e a Gabriele D’Annunzio. Il poeta Vate aveva un’inesauribile capacità di assimilare le nuove tendenze letterarie e filosofiche, rielaborandole con una raffinata tecnica di scrittura che accolse alcune suggestioni del simbolismo francese in una poesia unica nella quale felicemente partecipano e si alternano artificio e istinto.

Il vero poeta anche oggi resta saldo nell’utilizzo di artifici espressivi quali le figure retoriche: di suono (es., l’onomatopea), dell’ordine (es., l’anafora), di significato (es., la similitudine).

Per analizzare criticamente la struttura di un componimento occorre farne la parafrasi, ovvero trasposizione dei versi in prosa per far emergere l’intralettura dei versi e studiare il livello tematico individuandone i temi cardine.

Il livello lessicale ovvero le parole-chiave e le locuzioni del testo, se alto, ritracciano il livello culturale dell’autore che superando il lessico fondamentale si distingue dal dilettante e se accreditato può essere definito “poeta”. L’operazione di analisi continua ancora all’interno  di un livello metrico-ritmico e fonetico dei suoni, allitterazione, assonanza, consonanza, onomatopea e, infine, sul piano retorico-stilistico, ovvero nel significato di figure retoriche sintattiche, che evocano accezioni e sfumature particolari.

Dott.ssa Melinda Miceli Storico e Critico d’arte

Saggista, Critico letterario, Poetessa, Pubblicista, Ricercatrice.

Direttore artistico onorifico Arte storica, Explorer of art, Luz Cultural, Arts direct, Premio Ippogrifo d’oro, Premio Cultura Sicilia, International art Prize Giotto, Certamen letterario e artistico grandi cattedrali d’Occidente.

Ambasciatrice onoraria internazionale di Ediciones Matrioska.

Vicario internazionale per la Cultura e l’Arte dei Templari federiciani.

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