“Telemaco prigioniero” di Eros Salonia, un inno all’amore contro la guerra e gli stereotipi di genere. Manifesto erudito di una nuova rielaborazione della tragedia greca.

A cura del Critico d’arte Melinda Miceli

 

Grande successo al Contea Caravaggio Museum di San Giovanni la Punta –Catania, per lo spettacolo “Telemaco prigioniero” dell’attore Eros Salonia, che si è tenuto all'inaugurazione  dell’Evento d’arte internazionale Masterfull Work del 31 Gennaio 2020. Il folto e qualificato pubblico ha assistito attonito allo svolgimento della rappresentazione, restando in attesa del finale e seguendo gli atti dell’opera inedita e sorprendente. Accompagnato dal musicista e cantante Vincenzo Guerrazzi,  Salonia, ha dato al pubblico presente una prova attoriale poliedrica unendo il canto, al ballo alla danza, similmente al corifeo che dialogante a nome degli altri con gli attori, cantava in armonia con la musica e la danza; tutto in una sceneggiatura rielaborata in forma creativa da un approccio multiculturale.

 Il polimorfo monologo, dove l’interpretazione di disparati ruoli, incentrato su un unico ego che si declina sempre con disinvoltura e vivacità, attinge alla fascinazione di un rituale arcaico e al dramma satiresco.

Dall’edizione greca originale dell’Odissea di Allen di Oxford, la traduzione di Rosa Gazzara Siciliano, ci riconsegna nella forma del racconto dialettale, una sovrana interpretazione del testo attualizzata mediante echi letterari, nella quale miti e leggende riprendono l’Odissea, vista con gli occhi di Telemaco, figlio di Ulisse, in una suggestiva visione onirica.

Una "Telemachia" contemporanea dove al pari delle tragedie greche ritroviamo coinvolti uomini e dèi e lo stile poetico molto elevato, caratterizzato da un registro linguistico alto e dalla ricerca della perfezione formale dialettale, nella quale attraverso continui colpi di scena e una vena di neorealismo, Telemaco scoprirà di essere prigioniero, ma…, in un ospedale psichiatrico. 

Nella rappresentazione s' intravvede l'eco del teatro neorealistico che risiede nella rottura con una tragedia troppo formale e simbolica, lontana dall’aderenza al reale e dal fare dell'arte un impegno civile e sociale. Nel suo vagheggiare la condizione di prigionia di Telemaco, il regista e attore Salonia, attinge un chiaro richiamo alla letteratura neorealista dello scrittore ebreo Primo Levi “Se questo è un uomo”, internato ad Auschwitz, che riferisce del dramma dei prigionieri nei campi di concentramento. Il poema del Salonia giunge a creare una sua monumentalità scenica, in quanto proviene dalla grande esaltazione dionisiaca che presenta la recitazione ed il canto come base della stessa, tradizionalmente rivolto a Dioniso, e induce come ad Eleusi all’estasi dell’ iniziato Telemaco, generando la visione. L’allucinazione conoscitiva espressa dall’individuo nella costruzione dell’accorgimento artistico e polisemantico dell’opera, rappresenta di fronte a un pubblico più vasto, la riconquista dell’invasamento collettivo, la cui estasi si traduce nella conoscenza del “vero dramma”: la guerra e la separazione messa in scena dalla presenza del materialismo dei Proci. Salonia torna a calcare il palcoscenico da attore con uno psico-dramma icastico che svolge funzione psicotropica, indirizzando lo spirito verso stato di coscienza che consente di approdare ai luoghi del subliminale per rivelare i significati ulteriori della vera essenza umana.

Attuando di persona il drómenon, avvero trovandosi in uno stato di totale inerenza ed empatia, come l’attore greco per mano dello iatromante, il Telemaco di Salonia, compie un viaggio che si sposta dal mito e dalle coordinate temporali, al misterioso mondo onirico in chiave di novella pirandelliana, riprendendo le modalità con cui i vari autori, come Esiodo con la Teogonia, Euripide nell’Ifigenia in Tauride, hanno trattato questo argomento. 

Insediandosi sui binari del pathos, Eros Salonia eleva in “Telemaco prigioniero”, un inno all'amore contro la guerra del padre Odisseo, facendo naufragare gli stereotipi di genere e declinando un multi-progonista che sovverte la differenza sessuale. Pur non essendo un attore androgino ad Eros va ascritto il merito di riportare in vita quella tesi del teatro classico, veicolo di un femminismo essenziale, secondo la quale la differenza tra i sessi non esiste perché un uomo, una donna, un attore o un’attrice si definiscono in quanto produttori di segni agamici.

Il Telemaco di Salonia  incarna l’orfano di un guerriero, per il quale è ammissibile vivere tralasciando il profilo umano e il ruolo di padre-eroe, valore di archetipo, di primo esemplare e modello ideale impersonato da Odisseo. Egli è la prima figura adolescenziale descritta dalla poesia greca, portatrice di ideali e valori, modello d'insegnamento morale agli uomini.

In questo poema il Telemaco rappresenta la successione di Ulisse e Penelope vicini al tramonto della loro vita, grazie alla sua formazione, gli insegnamenti e i saggi consigli ricevuti dagli anziani, altresì quel personaggio interprete del nuovo futuro, della vita che riprende, anche dopo la scomparsa delle grandi figure che hanno caratterizzato la storia di Itaca.

 È l'Odissea di Omero vista attraverso gli occhi naufraghi del figlio Telemaco che oppone la sua parte femminile a quella maschile del padre, attualizzando il messaggio dell’eroismo di Ulisse in un monito di pace sociale e di integrazione dei generi sessuali, senza la quale nessun essere può raggiungere il suo completo perfezionamento e dunque nessuna pace è ipotizzabile.

Elementi culturali di matrice neorealista e pirandelliana, misti a quelli classici, poetici, trasfusi in uno svolgimento con una catarsi finale liberatoria di stampo pacifista e di estetica platonizzante, rendono Telemaco prigioniero agli occhi sapienti della critica, il manifesto erudito di una nuova rielaborazione della tragedia greca.

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